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Federico Zeri e la collezione Nevin. Un laboratorio di studio
Il fondo fotografico di Giuseppe Bellesi nella fototeca di Federico Zeri
Johannes Hispanus: la Madonna del Duce
Il Crocifisso gotico doloroso nella pittura sarda del Cinquecento. Tre inediti rintracciati nella Fototeca Zeri di Bologna
Un anonimo emiliano in Fototeca Zeri: il Parrish Master
Tracce del Maestro di San Jacopo a Mucciana nella Fototeca Zeri
Il fondo fotografico di Umberto Gnoli nella fototeca di Federico Zeri
La Madonna Stoclet di Duccio nella sequenza fotografica d’eccezione della Fototeca Zeri
Modalità di partecipazione
Il fondo fotografico di Giuseppe Bellesi nella fototeca di Federico Zeri
    Paola Bracke

A partire dagli anni ’40 del secolo scorso, Federico Zeri acquisì ingenti numeri di fotografie da musei, case d’asta ed antiquari. Così facendo salvò dalla dispersione interi fondi fotografici di studiosi e collezionisti.
Le sue frequenti annotazioni sul retro delle foto ci permettono di risalire alla provenienza di molti di questi fondi.

Fra le raccolte appartenute ad antiquari fino ad ora identificate nella fototeca, quella di Giuseppe Bellesi è tra le più cospicue: il catalogo intranet consultabile presso la Fondazione Federico Zeri presenta, a tutt’oggi, più di 600 immagini delle circa 150.000 disponibili. L’importanza del fondo è soprattutto legata alla riscoperta della figura di Bellesi, di cui si era ormai persa memoria ma che fu tra i primi antiquari italiani ad affermarsi a Londra nella prima metà del XX secolo.
L’identificazione del fondo Bellesi è stata l’occasione per ridisegnare la biografia e la carriera di questo importante antiquario.
Figlio unico di un commerciante fiorentino, Giuseppe Bellesi nacque a Firenze nel 1873. Lasciò l’Italia negli ultimi anni del XIX secolo in compagnia dello studioso e storico dell’arte Matteo Marangoni (Firenze, 1876 – Pisa, 1958), con il quale instaurò un forte legame di amicizia, cementata dalla passione e dal talento di entrambi per la musica. Negli anni compresi tra il 1896 ed il 1901 furono assunti come musicisti in un locale pubblico di Londra. Nello stesso periodo Marangoni scrisse le sue uniche composizioni per canto e piano (Barreca 2006). Il legame di Bellesi con l’ambiente musicale italiano è inoltre testimoniato da una serenata composta nel 1900 dal pianista Enrico Toselli (Firenze, 1883-1926), allora diciassettenne, che la dedicò «all’amico Giuseppe Bellesi» (Sanvitale 2002).
La sua attività di mercante d’arte è conosciuta solo a partire dal 1924, anno in cui fu pubblicata la sua prima inserzione sul «Burlington Magazine». Grazie alle pubblicità su questa rivista è possibile ricostruirne la carriera, dal primo spazio espositivo sino all’ultima grande galleria – The Italian Art Gallery – situata in Bond Street, e poi trasferita a Paddington Green. Fondatore di un’attività frequentata da collezionisti italiani e stranieri (Bellini 1961), fu tra i collaboratori dell’antiquario Alessandro Contini Bonacossi (Ancona, 1878 – Firenze, 1955) che contendeva ai fratelli Duveen la migliore clientela internazionale. Tramite Contini Bonacossi numerosi dipinti vennero acquisiti da musei e collezionisti americani, in primis Samuel Henry Kress (Cherryville, 1863 – New York, 1955) (Fototeca Zeri, schede nn. 1917, 28277, 42553, 19453).

Non risultano prolungati rientri in Italia, a parte gli anni trascorsi a Firenze durante la seconda guerra mondiale. Con la moglie Myriam Mendoza e la figlia Rita Miriam (Liverpool, 1904 – Firenze, 1967) comprò in città una villetta in Via Montughi 31 (Bellini 1961), che dal 1953 divenne la sede italiana della galleria.
Alla morte del padre, avvenuta a Londra nel 1955, la figlia ne continuò l’attività. Chiusa la galleria londinese nel 1957, Rita Miriam mantenne solo l’attività fiorentina.
Rita Miriam morì senza eredi il 23 giugno 1967 e l’anno seguente tutti i suoi beni furono messa all’asta dalla Casa Pandolfini di Firenze (Asta Pandolfini 1968).

Numerose note autografe di Federico Zeri («from Bellesi files» e «from files of Giuseppe Bellesi») hanno reso possibile l’identificazione di questo fondo fotografico. Accanto a queste annotazioni che indicano la provenienza delle fotografie, Zeri ha spesso aggiunto le diciture «ex [Bellesi, London]», «già a Londra, Bellesi» o «[Bellesi, Firenze]» (Fototeca Zeri, inv. 42288)


inv. 42288, recto

inv. 42288, verso

Questi due differenti tipi di indicazioni distinguono forse le opere di cui l’antiquario sembra avere avuto soltanto la documentazione fotografica da quelle effettivamente possedute e commerciate.

La galleria di Bellesi era soprattutto specializzata in arte italiana. Le fotografie rintracciate nella sezione «Pittura Italiana» della fototeca documentano una grande varietà di dipinti, dal XIII al XVIII secolo.
Numerosi sono anche gli autori delle fotografie. Tra questi si segnalano gli studi londinesi A. C. Cooper, R. B. Fleming & Co., Wallace Heaton, i toscani Fratelli Alinari e Fratelli Gori, i milanesi Dino Zani e Dario Gatti, il romano Vasari, il veneziano Giacomelli e il modenese Ferruccio Sorgato. La maggior parte delle fotografie sono gelatine ai sali d’argento, ma si contano anche aristotipi, stampe al carbone, albumine e stampe fotomeccaniche.

Il ritrovamento di una cartolina inviata da Giuseppe Bellesi al collezionista Mario Viezzoli il 31 dicembre 1943 (Fototeca Zeri, inv. 257901)


inv. 257901, recto

inv. 257901, verso

ha permesso di identificarne con certezza la grafia. È stato così possibile ricondurre alla stessa mano una serie di annotazioni rintracciate sui versi delle fotografie del fondo (Fototeca Zeri, invv. 23363, 77346)


inv. 23363, verso

inv. 77346, verso

Le indicazioni manoscritte riguardano perlopiù le dimensioni delle opere e il loro valore di mercato.

L’archivio fotografico Bellesi fu sicuramente creato tra la seconda metà degli anni ’20 e il 1967, ovvero all’epoca dell’attività dei due proprietari della galleria. È probabile che le fotografie siano state acquisite da Zeri poco dopo la scomparsa di Rita Miriam. Sul retro di una di esse, infatti, si trova una lunga nota autografa di Zeri datata 5 dicembre 1968 (Fototeca Zeri, inv. 16869).


inv. 16869, recto

inv. 16869, verso

Lo studio del fondo Bellesi procede di pari passo con la catalogazione e la digitalizzazione della fototeca Zeri. Pertanto solo alla fine dell’attività di catalogazione sarà possibile determinare l’effettiva consistenza dell’archivio Bellesi.

Bibliografia

Bellini 1961
Luigi Bellini, Fascino dell’antiquariato, Firenze 1961, pp. 235-236, 240-241

Asta Pandolfini 1968
Vendita all’asta dei beni della successione di Miss Rita Miriam Bellesi, Firenze, 14-17 ottobre 1968

Sanvitale 2002
Francesco Sanvitale (a cura di), La romanza italiana da salotto, Torino 2002, p. 480

Barreca 2006
Luca Barreca (a cura di), Matteo Marangoni. Carteggi (1909-1958), Palermo 2006, p. 9

«The Burlington Magazine»: inserti pubblicitari dal n. 256 (luglio 1924) al n. 538 (giugno 1948)

«National Art-Collections Fund – Annual Report», London, The Found: dal 1924 al 1951

Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare presso la Fondazione Federico Zeri la tesi di laurea: Paola Bracke, L’antiquario Giuseppe Bellesi e il suo fondo fotografico all’interno della fototeca Zeri, Università di Bologna, A. A. 2008-2009.

 
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