Un Volto di Cristo nella Roma medievale
Questo Volto di Cristo, documentato dalla fine dell’Ottocento nelle raccolte del Camposanto Teutonico in Vaticano, è un frammento ritagliato da una tavola in origine molto più grande. Forse un Cristo in trono, di provenienza ignota.
Nonostante le ridipinture e la scarsa leggibilità, Federico Zeri già nel 1954 ne intuì la paternità attribuendolo a Pietro Cavallini, il più "romano" dei pittori romani del tardo Duecento.
Le incertezze e le ambiguità espresse dalla critica – il dipinto era stato giudicato un falso o un’opera bizantina molto più tarda – erano nate anche a causa dell'estrema rarità di dipinti su tavola della Roma medievale. Con lucidità Zeri vi riconobbe un capolavoro della Roma attorno all'anno 1300: il volto del Cristo guarda magnetico l'osservatore, la pittura è costruita con pennellate minutissime, con effetti profondi di ombre e di luci; la fisionomia obbedisce a una rigorosa stilizzazione e trasmette un'impressione forte, autorevole, oltre il tempo.