La sortita anticlassica di Cola dell’Amatrice
Nei due contributi dedicati a Cola dell’Amatrice (1953, 1971), Zeri fa emergere la singolare ‘modernità’ dell’artista. Pur sottolineando il significato episodico di questa fase inventiva del pittore-architetto, attivo soprattutto nelle Marche, ne mette in luce il ruolo nel particolare clima che, tra il 1515 e il 1520, in diversi ambienti periferici, propone una rilettura in chiave anticlassica dei modelli di Raffaello. È un tema molto caro allo studioso che contribuirà in modo determinante a tracciare i contorni di un percorso eccentrico della cultura artistica italiana nei primi due decenni del Cinquecento, lontano dalla cifra intellettualistica del Manierismo e pronto al recupero della componente narrativa e fantastica del Gotico.
Zeri individua la deformazione di prototipi raffaelleschi, al limite del caricaturale, nel Redentore e quattro profeti (Rieti, Cassa di Risparmio) e nei Quattro profeti (Lawrence, Spencer Museum, Kansas University). Lo studioso ipotizza un viaggio romano dell’artista entro il 1514 e la derivazione delle due tavole dal polittico disperso già nella chiesa di San Salvatore in Aso presso Force, cui propone di avvicinare il trittico della Pinacoteca Vaticana con al centro l’Assunzione della Vergine e ai lati gli sportelli con i Santi Benedetto e Lorenzo e le Sante Maria Maddalena e Scolastica.
Queste fulminanti intuizioni verranno tutte confermate dai documenti d’archivio.