La nuova Accademia Carrara   

conferenza di Maria Cristina Rodeschini
 
giovedì 28 maggio 2015
ore 17.30
 
Bologna, Fondazione Federico Zeri
 
 
Il 23 aprile 2015, dopo sette anni di chiusura, ha riaperto al pubblico l'Accademia Carrara di Bergamo.
Maria Cristina Rodeschini (responsabile Accademia Carrara e Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, direttore), presenta in anteprima a Bologna il museo completamente rinnovato e ci guida nel nuovo e affascinate percorso espositivo costituito da 28 sale con 600 opere esposte.
 
Si tratta di una delle istituzioni museali più importanti del panorama nazionale. Da sempre considerato il museo del collezionismo italiano e tra le più interessanti raccolte d'arte, dal Quattrocento all'Ottocento.
 
Il museo, nato nel 1796 dall'idea visionaria e illuminata del nobile collezionista bergamasco Giacomo Carrara, si è arricchito in oltre 200 anni di storia grazie a numerose donazioni tra cui spiccano quelle di Guglielmo Lochis (1789-1859), Giovanni Morelli (1816-1891) e Federico Zeri (1921-1998).
Custodisce oggi numerosi capolavori e vanta grandi nomi dell'arte dal XV al XIX secolo: Donatello, Pisanello, Mantegna, Bellini, Botticelli, Foppa, Bergognone, Raffaello, Tiziano, Baschenis, Fra Galgario oltre all'ampio corpus di opere di Lorenzo Lotto e Giovan Battista Moroni.
 
Ci fa piacere sottolineare in questa occasione il profondo legame di Federico Zeri con la Carrara. Un legame che nasce dagli anni dell'immediato dopoguerra e arriva fino al 1998, quando lo studioso decide di donare al museo 46 sculture della sua collezione.
Il nuovo allestimento prevede una sala interamente dedicata alle sculture di Zeri, per la prima volta riunite in un unico ambiente. Si tratta in gran parte di opere di epoca barocca, tra cui emergono i nomi di Pietro Bernini, Alessandro Vittoria, Franҫois Duquesnoy, Filippo Parodi.
 
  
Dopo la conferenza seguirà la proiezione di un breve film d'animazione dedicato ai quattro collezionisti del Museo: Giacomo Carrara, Guglielmo Lochis, Giovanni Morelli, Federico Zeri.