La Fototeca Fahy

Everett Fahy (1941 -2018), storico dell’arte e studioso del Rinascimento italiano, è stato direttore della Frick Collection di New York (1973-1986), poi capo curatore del Dipartimento di pittura europea del Metropolitan Museum (1986-2009). Ha conosciuto Federico Zeri alla fine degli anni Sessanta, i due hanno coltivato per tutta la vita un fervido rapporto fatto di scambi, ricerche, scoperte. È stato membro del Collegio scientifico della Fondazione Federico Zeri fin dal momento della sua costituzione.

Nel febbraio 2017,  con una lettera al Rettore dell’Università di Bologna, lo studioso americano ha dichiarato la volontà di donare alla Fondazione Federico Zeri  le sezioni relative alla pittura italiana della sua fototeca.
Si tratta di un archivio di straordinario interesse, in grado di integrare perfettamente la Fototeca Zeri e in modo particolare i nuclei relativi alla pittura fiorentina del secondo Quattrocento.

La fototeca di Everett Fahy giunta a Bologna è costituita da oltre 40.800 fotografie e da numerosissimi documenti cartacei conservati accanto alle foto.
Nel solco della tradizione dei grandi connoisseurs come Berenson e Zeri, Fahy considerava questa raccolta un indispensabile strumento di lavoro, un repertorio di supporto all’indagine critica e filologica condotta sulle opere d’arte. Alla sua formazione e ordinamento lo studioso ha dedicato gran parte della sua carriera, dagli anni Sessanta del Novecento fino al 2017.

Sono presenti fotografie e stampe fotomeccaniche recenti, in grado di documentare non solo dipinti conservati in musei, chiese e importanti collezioni pubbliche e private, ma anche opere passate sul mercato nell’ultimo decennio, e quindi non rappresentate nella Fototeca Zeri.
Le foto provengono quasi interamente da antiquari, collezionisti e case d’asta che le hanno fornite allo studioso in cambio di consulenze scientifiche. Si tratta di stampe positive in bianco e nero. Era lo stesso Fahy, come attestano le lettere allegate alle foto, a richiedere ai suoi interlocutori questo tipo di documentazione visiva preferendola ai fotocolor e alle diapositive a colori.

Il fulcro della raccolta è costituito dall’arte italiana dal XIII al XIX secolo, che occupa ben 380 delle 398 scatole giunte a Bologna, con una netta prevalenza di documentazione sul Quattro e il Cinquecento. Presentano un ordinamento geografico, dagli Abruzzi a Verona, e poi cronologico, per secoli. All’interno di ogni secolo o partizione di secolo, le fotografie sono  inserite in fascicoli intestati ai singoli autori.
In contiguità con le ricerche di Fahy, gran parte della documentazione è relativa agli artisti fiorentini, in particolare della seconda metà del XV secolo, con nuclei dedicati a Botticelli, Piero di Cosimo, Iacopo del Sellaio, Cosimo Rosselli, Fra Bartolomeo. Particolarmente ricche sono le cartelle sugli allievi di Ghirlandaio al centro dell’interesse di Fahy fin dall’epoca del dottorato, conseguito all’Università di Harvard nel 1968.

Altre aree molto documentate sono Siena e Pisa, l’Umbria, Roma e il Veneto, con una netta prevalenza di opere dal XIV al XVII secolo.
A questa corposa sezione dedicata all’arte italiana e ordinata dallo studioso, si aggiunge un nucleo sui ‘falsi’ e otto buste contenenti materiali miscellanei.

Come per altri storici dell’arte, anche per Everett Fahy i versi delle foto rappresentavano una sorta di blocco di appunti in cui annotare attribuzioni, proposte, storia collezionistica dell’opera, considerazioni iconografiche. La sistematicità e l’analiticità delle note di Fahy appaiono ancora superiori rispetto a quelle di Zeri, soprattutto per quanto riguarda i riferimenti bibliografici che sono trascritti in modo puntuale ed esaustivo, con una calligrafia regolare, elegante e comprensibile. Queste annotazioni forniscono una mole di informazioni molto aggiornate e utilissime alla ricerca.

Un elemento che distingue nettamente la fototeca Fahy da quella di Zeri è infine la presenza massiccia di materiale cartaceo e non fotografico: si tratta di lettere, promemoria, ritagli da cataloghi d’asta, fotocopie, bozze di articoli, appunti che documentano il quotidiano lavoro di ricerca sulle opere. L’archivio personale dello studioso appare quindi totalmente integrato nella fototeca.

Attualmente è in corso la mappatura completa dell’archivio fotografico Fahy e si sta elaborando un progetto per la sua catalogazione, che ne rispetti le peculiarità e permetta l’integrazione con quello di Zeri, già online. Il modello elaborato dalla Fondazione consente infatti di sfruttare il lavoro di descrizione delle opere già effettuato, allegando alle schede OA di dipinti e sculture le descrizioni di tutte le fotografie che documentano i medesimi soggetti rintracciate nei diversi fondi fotografici acquisiti. Si prevede anche una catalogazione sintetica dei documenti allegati, superiori nel numero rispetto alle fotografie, che restituisca la percezione della loro quantità e le informazioni.