La fototeca di Federico Zeri è costituita da 290.000 fotografie di opere d’arte e monumenti. Si tratta in massima parte di stampe su carta in bianco e nero, di vari formati e tecniche (gelatine ai sali d’argento, albumine, aristotipi, collotipi e stampe al carbone) e in minima parte di stampe a colori e diapositive.
La storia della formazione della fototeca si intreccia con il percorso professionale e intellettuale di Federico Zeri. Il 24 marzo 1947 Zeri scrive a Bernard Berenson confessando di avere una fototeca ancora “esigua e disordinata”. Proprio in quell’epoca acquista chiarezza l’ambizioso progetto che sfocerà nella realizzazione “del più grande archivio privato al mondo sulla pittura italiana”: così egli stesso lo definì nel 1995.
Come per altri illustri rappresentanti della connoisseurship internazionale, da Bernard Berenson a Roberto Longhi, l’archivio fotografico era per Federico Zeri uno strumento di lavoro insostituibile per l’analisi filologica delle opere. Ma diversamente dagli archivi di altri studiosi, nati quale naturale prolungamento delle loro attività di ricerca, la sua fototeca è andata formandosi secondo un progetto più ampio e articolato.
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L’archivio conserva infatti, oltre alla ricchissima sezione Pittura italiana (151.500 fotografie), importanti sezioni dedicate alla scultura italiana (17.000), all’archeologia (5.300), all’architettura (8.800), al disegno (12.700), alle arti applicate (18.000), alla miniatura (5.500), ma anche alle icone, ai tromp l’oeil e anamorfosi. Argomenti che Zeri non approfondì nei suoi studi ma che mostrano l’ampiezza dei suoi interessi, l’instancabile curiosità e passione che lo animavano.
Si segnala inoltre il nucleo sulla natura morta italiana ed europea (14.000 fotografie), forse il più ricco e prezioso tra quelli esistenti.