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Nel 2009 la Fondazione Zeri ha acquisito, per donazione della famiglia, il fondo fotografico appartenuto a Stefano Tumidei, docente dell’Università di Bologna, prematuramente scomparso il 9 maggio 2008.
Si tratta di un lascito importante che conferma il rapporto professionale e di stima che legava lo studioso alla Fondazione. Dal 2002, in qualità di consulente scientifico, Stefano Tumidei svolse infatti un ruolo decisivo nelle attività della Fondazione e nel progetto di catalogazione della fototeca di Zeri, coordinato da Laura Gasparini.
Il fondo si articola in due differenti sezioni, la prima già organizzata dallo studioso in fascicoli monografici divisi per artista e archiviati in ordine alfabetico in 31 faldoni, e la seconda ancora da ordinare.
Gli oltre 5.650 fototipi che costituiscono la parte ordinata del fondo riflettono il percorso critico e l’attività scientifica dello studioso, dalla pittura del Quattrocento, alla scultura del Sei-Settecento in Emilia e in Romagna.
Alle buste dedicate alla pittura e alla scultura si aggiungono due faldoni con fotografie e fotocopie di disegni di ornato della collezione Certani, conservati presso la Fondazione Cini di Venezia, ai quali Tumidei dedicò uno studio nel 2003, e due con fotografie del palazzo San Giacomo a Russi, oggetto di una monografia pubblicata nel 2004.
Il fondo ordinato è costituito prevalentemente da stampe in bianco e nero alla gelatina ai sali d’argento e fotografie a colori (cibachrome e stampe a sviluppo cromogeno), diapositive e stampe fotomeccaniche databili tra l’inizio degli anni Ottanta e il 2007.
Le fotografie provengono dagli archivi fotografici di musei e soprintendenze (450 sono quelle dell’archivio della Soprintendenza di Bologna), dall’ICCD, da case d’asta e da ditte fotografiche italiane e straniere.
Numerosi gli scatti realizzati da fotografi attivi in Romagna, come la ditta Giorgio Liverani di Forlì e il fotografo Enrico Para di Russi. Una cinquantina sono le ristampe di negativi di importanti studi fotografici bolognesi non più in attività (Villani, Croci, C.N.B. & C., Fotofast), i cui fondi sono in parte confluiti presso gli archivi fotografici della Soprintendenza e del Dipartimento Arti Visive dell'Università di Bologna.
Sono inoltre da segnalare circa 60 ristampe, commissionate da Tumidei a partire dall’inizio degli anni Ottanta, da negativi di Anderson e dei Fratelli Alinari. All’archivio fotografico Alinari appartiene inoltre l’unico esempio di fotografia all’albumina rintracciata nel fondo.
La parte più interessante di questa raccolta è però da ricercare nei 450 negativi e 1.750 provini che testimoniano l’attività di fotografo dello studioso.
Realizzati durante i suoi numerosi viaggi, in chiese e musei italiani ed europei, gli scatti rivelano una costante ricerca del punto di osservazione migliore, dell’inquadratura perfetta, e l’attenzione ai particolari delle opere d’arte.
Nei fascicoli, a corredo delle fotografie, è conservata una ricca quantità di materiali allegati. Si tratta per lo più di fotocopie di fotografie conservate al Kunsthistorische Institut di Firenze e alla Biblioteca Hertziana di Roma, e di fotocopie di schede di catalogo della Soprintendenza di Bologna. Sono inoltre presenti fotocopie di saggi e cataloghi di vendita all’asta, appunti manoscritti di Tumidei e ricevute di accompagnamento a fotografie richieste a musei stranieri.
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La seconda, ricchissima sezione del fondo ancora da ordinare è costituita da materiali fotografici, eterogenei per tecnica e opere d'arte riprodotte, che richiederanno uno studio specifico e circostanziato prima del loro effettivo riordino.
Questo nucleo conta oltre 4.000 negativi e 700 provini realizzati dallo studioso, che si aggiungono a quelli già presenti nel fondo ordinato, 560 positivi (stampe a sviluppo cromogeno, cibachrome, gelatine ai sali d’argento), 252 cartoline e 3 stereoscopie, per un totale di circa 5.600 fototipi, disposti temporaneamente in cinque faldoni. In un contenitore a parte si trovano, infine, alcuni cd di immagini e microfilm.
Stefano Tumidei non era solito riportare annotazioni manoscritte sui versi delle fotografie. Solo sulle stampe utilizzate per le pubblicazioni si possono trovare note manoscritte dello studioso. Sui provini, invece, annotava a penna l’autore e il luogo di conservazione dell’opera fotografata, seguita dall’indicazione del negativo (ad es.: “Neg. 97/3”).
Tutti i materiali fotografici che compongono il fondo sono stati inventariati lasciando inalterata la loro disposizione all’interno dei fascicoli e imbustati singolarmente in buste di polipropilene adatte alla conservazione. Per i faldoni e i fascicoli si è deciso di mantenere quelli originari di Tumidei.
Della raccolta è stata infine realizzata la scheda «Fondo Fotografico» (FF) secondo la normativa in corso di elaborazione da parte dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.
Nel ricordo degli anni di amicizia, di lavoro e di idee che Stefano Tumidei ha regalato alla Fondazione Zeri fin dalla sua costituzione, la Fondazione si impegna a conservare e valorizzare questo fondo.
Per questa donazione la Fondazione Federico Zeri è grata alla famiglia di Stefano Tumidei.
Un ringraziamento sentito va anche a Corinna Giudici, responsabile del Gabinetto Fotografico della Soprintendenza di Bologna, per il costante confronto e i preziosi consigli per la redazione della scheda «Fondo Fotografico».
Il fondo Tumidei è consultabile su appuntamento, da concordare scrivendo all'indirizzo mail fondazionezeri.utenze@unibo.it, dal lunedi al venerdi, ore 10-18.