Il Maestro dei Baldraccani
L'interesse di Zeri per i centri minori dell'Italia rinascimentale lo ha portato spesso a scovare dipinti e personalità artistiche sconosciute, raggruppando, come di consueto, intorno a nomi convenzionali opere rintracciate in chiese lontane, in piccoli o grandi musei, in collezioni private.
Nella raccolta Muti-Bussi di Roma lo studioso si imbatte, molto tempo prima di pubblicarla (1986), in una pala d'altare con la Madonna, il Bambino e quattro santi che riconosce subito della stessa mano della Madonna qui esposta, allora conservata nella collezione Sarre di Ascona.
Aggregando a queste due un’opera di sicura provenienza forlivese come l'affresco con la Madonna e il Bambino della Pinacoteca Comunale di Forlì, Zeri giunge a circoscrivere una precisa area geografica entro la quale collocare l'attività dell'ignoto pittore: la Romagna dei decenni a cavallo fra Quattro e Cinquecento. È lo stesso Zeri infine che, seguendo la pista romagnola, riconosce nello stemma della pala Muti-Bussi quello della famiglia dei Baldraccani, fra le più importanti di Forlì. Di qui il nome di convenzione con il quale l’artista è conosciuto, al cui scarno catalogo un solo numero si è aggiunto da allora, il Ritratto del vescovo Filasio Roverella della Pinacoteca Comunale di Cesena, databile, come la Madonna qui esposta, al 1500 circa.