Rose e gigli per Maria
Dipinto bellissimo ed enigmatico per il contrasto fra la bellezza naturalissima e quasi illusionistica dei gigli e delle rose e le geometrie artificiali del loro disporsi.
La sfida di Zeri è di restituire, a quella che apparentemente è una natura morta di fiori, la densità di un messaggio che nel Seicento passava attraverso l’immagine dipinta.
In questo caso Zeri, celebre connoisseur, rivela tutta la sua grandezza di storico, in grado di radicare i dipinti nel tessuto religioso, sociale, culturale del tempo.
La dominante simbolica e religiosa del quadro appare a Zeri subito chiara.
C’è una struttura compositiva - arcaizzante e simmetrica, con il vaso di rose al centro del piano marmoreo sagomato - che a Zeri richiama le pale d’altare medievali, dove la Vergine siede su un trono, sorretto da una base di pietra. I gigli e le rose, interpretati come simboli mariani, alludono, in una serie di coppie oppositive, alla verginità, alla purezza, alla Immacolata Concezione.
Questa lettura di Zeri, per il quale il dipinto è una “preghiera figurata” sullo sfondo della devozione cattolica di età barocca, troverà poi conferma negli studi del gesuita Giovanni Pozzi (1993), il quale coglie una precisa corrispondenza fra i testi biblici e questa immagine.