Paesaggi puri o frammenti di una visione cosmica?
Su queste due celeberrime tavolette della Pinacoteca di Siena l’intervento di Federico Zeri scardina l’attribuzione, allora corrente, ad Ambrogio Lorenzetti e la relativa cronologia trecentesca. Lo studioso, infatti, riconosce con occhio sicuro l’autore in Stefano di Giovanni detto il Sassetta, e ne posticipa la datazione di un secolo. Testi antichi alla mano, è anche in grado di indicarne la provenienza dallo scomparto centrale, purtroppo distrutto, della pala senese del Corpus Domini, commissionata al pittore nel 1423 dall’Arte della Lana.
Nel 1768, sotto alla “gran tavola” dedicata al Trionfo dell’Eucarestia, erano descritti “due castelli con fabbriche, e fortificazioni gotiche con molte belle torri”, poche parole che non lasciano dubbi sull’origine di queste piccole tavole.
Gli studi di Zeri cambiano del tutto la lettura delle due vedute: non i primi paesaggi puri della pittura italiana, secondo una interpretazione astorica, bensì immagini esemplari, tipizzate di una veduta urbana e di un paesaggio, allusive a una dimensione cosmica.
La prova che le due tavolette non sono testi autonomi, ma frammenti di una composizione più ampia, viene dall’indagine tecnica condotta da Zeri sui dipinti: la stesura dei colori, con la foglia d’oro che si intravede, l’esame del retro delle tavole, velate da un leggero strato di bianco e le nervature del legno, confermano la ricostruzione della pala.