Villa Zeri a Mentana
Poco prima della morte di mia madre, nel 1959, avevo acquistato una decina di ettari a Mentana, nelle vicinanze, allora poco frequentate, di Roma, al fine di costruirvi un giorno la mia casa. Quattro anni più tardi incaricai un architetto di Roma, Andrea Busiri Vici, di disegnarmi un progetto.
Busiri Vici inventò un edificio molto semplice (che io semplificai ancor più), disposto attorno a un piccolo cortile interno destinato ad accogliere la mia collezione di iscrizioni e di frammenti antichi, che in seguito è diventata una delle più importanti collezioni private nel suo genere (quasi quattrocento pezzi), dopo quella formata nel Settecento dal cardinale Alessandro Albani.
Così Federico Zeri descriveva la sua casa, dove amava farsi ritrarre sullo sfondo di quella collezione di epigrafi (lapidi romane, monumenti sepolcrali, iscrizioni cristiane) di cui andava orgoglioso e che testimonia la sua grande passione per il mondo antico.
All’interno, gli spazi erano arredati con oggetti e dipinti di età e culture molto diverse, raccolti seguendo la predilezione personale.
Negli anni i libri, inizialmente destinati agli ambienti della biblioteca, finirono per occupare ogni spazio. Cresceva anche la raccolta di fotografie inserite nei faldoni addossati alle pareti dello studio dove, al lavoro dietro il tavolo di profido, Zeri ha condotto attività di ricerca fino ai suoi ultimi giorni.